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Piraino e la sua Torrazza: pietra, leggenda e identità di un borgo sospeso tra cielo e mare
A 415 metri sul livello del mare, aggrappata a un crinale che precipita verso il Tirreno, la torre cilindrica che domina il centro storico di Piraino è molto più di un monumento. È la memoria viva di un popolo che per secoli ha vissuto guardando l'orizzonte con un occhio alla bellezza e uno al pericolo.
Esistono luoghi che non hanno bisogno di presentazioni, ma di silenzio. Piraino è uno di questi. Per arrivarci bisogna volerlo davvero: lasciare la statale tirrenica, imboccare la strada che sale stretta tra i muretti a secco, e continuare a salire finché il mare — quello stesso mare che i Pirati, i Saraceni e i Turchi percorrevano in cerca di bottino — non diventa una striscia azzurra che si allarga a ogni curva. Poi, improvvisamente, appare lei: la Torrazza. Cilindrica, massiccia, silenziosa. Alta sedici metri di pietra calcarea levigata dai secoli, con i merli dentellati che tagliano il cielo come una firma lasciata dal Medioevo.
LE ORIGINI
Da avamposto arabo a simbolo del borgo
La storia della Torre Saracena — chiamata dai pirainesi semplicemente "la Torrazza" — si intreccia con quella del borgo fin dalle sue origini più remote. Secondo le fonti storiche, Piraino è un insediamento antichissimo: tracce di frequentazione risalgono all'epoca greca, poi romana e bizantina. Ma fu nell'860 d.C. che i Saraceni occuparono l'altura e vi costruirono la torre cilindrica come punto di osservazione strategico, insieme alle mura che ancora oggi delimitano il nucleo medievale del paese.
La posizione scelta non fu casuale. Dal terrazzo della Torrazza lo sguardo abbraccia l'intero arco costiero che va da Capo d'Orlando a Capo Calavà, spingendosi verso l'entroterra della valle del torrente Sant'Angelo, e nelle giornate più limpide arriva a scorgere persino il profilo dell'Etna. Nessuna vela poteva avvicinarsi a quella costa senza essere avvistata con largo anticipo. La torre era presidiata giorno e notte da quattro soldati armati di artiglieria: il loro compito era segnalare ogni movimento sospetto e lanciare l'allarme in caso di incursioni piratesche, allora tutt'altro che rare.
Nel tempo la torre cambiò funzioni. Dal presidio militare al carcere — nel 1500 vi venivano rinchiusi i condannati, calati attraverso una botola nel piano inferiore mediante una scala di corda — fino al restauro avvenuto nel 1978. Un documento del 1687 la cita come "torre di deputazione, posta sotto la soprintendenza del Principe di Castellazzo, Duca di Piraino, con armamento di artiglieria e di tre soldati". Oggi, ristrutturata e consolidata, è una delle location di eventi culturali del borgo.
"Dal terrazzo si abbraccia la costa da Capo d'Orlando a Capo Calavà — e nelle giornate limpide, in lontananza, si scorge persino l'Etna"
CURIOSITÀ E MISTERI
I segreti nascosti tra le mura di pietra
Ogni torre che si rispetti custodisce i propri segreti, e la Torrazza di Piraino non fa eccezione. La tradizione orale locale — quella che si tramanda di nonna in nipote, nelle sere d'estate seduti sui gradini delle case del centro storico — racconta che l'edificio fosse dotato di due passaggi segreti sotterranei: uno conduceva fuori dal perimetro murario del borgo, l'altro, secondo la leggenda più suggestiva, correva sotto la collina fino a raggiungere la Torre delle Ciaule a Gliaca, a valle sul mare. Una via di fuga lunga chilometri, mai confermata dagli archeologi ma mai del tutto smentita dall'immaginario collettivo pirainese.
C'è poi una curiosità che dice più di mille documenti storici sul carattere di questo popolo. Si racconta che durante le incursioni barbariche intorno all'anno 1000, gli abitanti del borgo — per spaventare i predoni che risalivano dalla costa — lanciassero dalla scarpata sottostante la torre grandi forme di formaggio. Persino quello ricavato dal latte delle donne del paese. Un gesto estremo, disperato, quasi surreale: che cosa temono di più gli invasori che vengono dal mare? Di trovare un popolo capace di sacrificare anche il cibo per difendersi.
TRADIZIONI E VITA DEL BORGO
Un calendario scandito dalla fede e dalla tavola
Piraino non è soltanto le sue pietre. È un paese vivo, con un calendario di feste e tradizioni che scandisce il ritmo delle stagioni con la precisione di un orologio antico. Il patrono è San Giuseppe, e la festa a lui dedicata cade il martedì dopo Pasqua — il cosiddetto "Martedì della Benedizione", quando il simulacro viene portato in processione e i campi vengono benedetti, in un rito che affonda le radici nell'agricoltura contadina che per secoli ha nutrito questo entroterra.
Il 16 agosto, giorno di San Rocco, il borgo si anima di una delle tradizioni più amate: quattro statue sacre sfilano per le strade del centro storico — San Rocco, Santa Lucia, Sant'Antonio di Padova e Maria Santissima della Trinità — e la processione si conclude con la maccarunata in piazza. Una tavolata comunitaria all'aperto, dove si condivide il piatto povero per eccellenza della tradizione messinese. Non un semplice pasto: un atto d'identità collettiva.
Ma la festa più attesa, quella che fa tornare al paese anche chi vive lontano da anni, è la Festa del Santissimo Ecce Homo, la seconda domenica di ottobre. Per tre giorni le vie del centro storico si riempiono di processioni, luminarie e devozione popolare. Ogni pirainese emigrato — e sono tanti, sparsi nel mondo — conosce quella data a memoria.
A Natale, infine, Piraino si trasforma in un Paese Presepe: la Natività viene messa in scena per le strade del borgo medievale con personaggi in costume d'epoca, e i vicoli stretti che corrono tra le case in pietra diventano lo scenario naturale di una rappresentazione sacra che ha il sapore di un tempo che altrove non esiste più.
COSA SAPERE PRIMA DI VISITARE
- Altitudine: 415 m s.l.m. — evitare il navigatore su strade secondarie
- Diametro della torre: 9 metri; altezza: 16 metri; tre livelli interni
- Costruita tra il X e il XII secolo in pietra calcarea locale
- L'accesso esterno avviene tramite la moderna rampa in ferro laterale
- Dal terrazzo: vista su tutta la costa, le Isole Eolie e, nelle giornate limpide, l'Etna
- Oggi utilizzata come location per eventi culturali estivi
IL BORGO OGGI
Piraino, il paese delle due torri
Il borgo che oggi accoglie il visitatore ha mantenuto intatta la sua struttura medievale: i vicoli, le case addossate una all'altra, le due porte urbiche — Porta Terra e Porta Cacciatore — e i resti delle mura di cinta. Il Palazzo Ducale, edificato tra il XV e il XVI secolo, mostra ancora sulla facciata la meridiana e lo stemma nobiliare dei Denti, che ressero il feudo per oltre due secoli. La Chiesa Madre di Santa Maria, completata nel 1585, custodisce opere d'arte e antiche catacombe. E una scalinata decorata con le ceramiche di Santo Stefano di Camastra porta un tocco di colore nel tessuto grigio della pietra.
A valle, la frazione di Gliaca affaccia sul Tirreno con la sua Torre delle Ciaule — costruzione cinquecentesca a base quadrangolare, protagonista della leggenda romantica di Maria la Bella e del guardiano di torre — e con il Museo Siciliano del Viaggio. Due torri, due quote, due anime complementari di uno stesso luogo. La Torrazza guarda dall'alto, presidia, sovrasta. La Torre delle Ciaule ascolta il mare, racconta storie d'amore finito, si lascia fotografare riflessa nell'acqua. Insieme sono Piraino: un paese che non si può capire se non si è disposti a salire fino in cima e a stare un momento in silenzio, con il vento che arriva dal Tirreno e il resto del mondo che scompare oltre il bordo della collina.
La Torrazza di Piraino (Me) nel centro storico medievale, a 415 m s.l.m. © Salvatore Scuderi Photography
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