Nel Borgo il Tempo Cammina Piano: Viaggio tra vicoli, profumi e memorie custodite

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Il richiamo delle colline

Oggi, insieme a quattro amici, abbiamo deciso di visitare un borgo millenario, arroccato tra colline morbide come pane appena sfornato, dove ancora oggi vivono circa quattrocento anime.
Tra uliveti che sembrano vecchi saggi e vigneti che raccontano storie al vento, si scorge la chiesa madre, fiera e silenziosa, incastonata tra le case come una gemma nel pane di festa.

Mezzogiorno in piazza

Le campane battono le dodici: è l’ora del pranzo per gli anziani, che con passo lento e dignitoso lasciano la piazza, come attori che salutano il palcoscenico.
Nei vicoli si diffonde il profumo della salsa al pomodoro e basilico, denso e avvolgente come un abbraccio di nonna. Il pane di casa, ancora caldo, rapisce i sensi con la sua fragranza rustica, mentre il vino rosso rubino, versato nei bicchieri di vetro spesso, rievoca i brindisi di una volta, quelli fatti con il cuore e senza fretta.

L’incontro con la memoria

Poco più avanti, seduta su una sedia impagliata all’ombra di un fico, incontriamo la signora Concetta, novant’anni portati con la grazia di chi ha vissuto mille stagioni.
Ci invita a sederci, come si fa con gli amici di ritorno da un lungo viaggio. Le sue mani, nodose e gentili, raccontano più delle parole: mani che hanno impastato, cucito, accarezzato generazioni.

Le feste di una volta

Con voce roca e occhi lucidi, ci parla delle feste di paese, quando la piazza si riempiva di luci e voci, e le donne preparavano le mpanate con l’agnello, le crispeddi con l’acciuga, e il baccalà arriminato che profumava l’aria come incenso la domenica.
“Durante la festa di San Giuseppe,” dice, “si metteva la tovaglia più bella, quella ricamata dalla mamma, e si faceva il pane votivo, a forma di cuore, di pesce, di croce. I bambini correvano tra le bancarelle, e i vecchi giocavano a carte sotto il campanile.”

Ci racconta di quando il paese si vestiva a festa anche senza soldi, perché bastava un sorriso, una chitarra, e un piatto condiviso per sentirsi ricchi.
“Il segreto è la condivisione,” ci sussurra, “come si faceva una volta, quando si cucinava per chi passava, senza chiedere nulla.”

Il dono e il ritorno

Copilot 20251004 214845Prima di salutarci, ci regala una ricetta scritta a mano, macchiata di sugo e memoria: la sua caponata, “quella vera”, con le melanzane fritte e il tocco di cacao amaro, “perché la vita è dolce, ma deve avere un po’ di fondo.”Nel borgo il tempo non si è fermato: ha semplicemente scelto di camminare piano. Ogni angolo è una carezza, ogni odore una memoria, ogni sguardo una promessa di ritorno.

 

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